
Slide Queen e storytelling audio
Ciao Alexandra, ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Ciao Slide Queen, grazie per l’invito e piacere di conoscere chi legge la vostra Slideletter! Mi definisco un’artigiana del podcast: creo prodotti audio ad alto impatto culturale e sociale con passione e cura.
Nel 2014 mi laureo in Criminologia a Madrid, proseguendo con un Master in Metodologia della Ricerca. Divento letteralmente un topo di laboratorio, studiando metodi per leggere la realtà con gli strumenti della scienza.
Collaboro poi con un centro di psicologia specializzato nei disturbi dello sviluppo, dove scopro la mia passione per la divulgazione.
Dopo il Covid apro SharpenUp su TikTok: un video al giorno su crescita personale, rendendo accessibili i risultati della ricerca scientifica. In meno di un anno raggiungo 20.000 follower. Quell’esperienza mi insegna che la timidezza non è un limite e che il perfezionismo può diventarlo.
Grazie a quella visibilità, collaboro con Wamily curando Gioventù spiegata, dove racconto fenomeni complessi degli adolescenti per costruire un ponte tra genitori e figli.
Diventata mamma, con meno tempo a disposizione, scopro il podcasting. L’audio è diretto, intimo, potente e arriva al cuore senza filtri. Oggi metto questa esperienza al servizio di professionisti, aziende ed enti no profit, aiutandoli a raccontare la loro unicità e comunicare i propri valori.
Qual è la differenza tra come usi la voce in un podcast rispetto ad una presentazione dal vivo?
La voce è uno degli strumenti più potenti che abbiamo. Come genitori, partner, amici e professionisti, trasmettiamo attraverso di essa emozioni, intenzioni e valori. Non conta solo cosa diciamo, ma come lo diciamo.
La voce può accarezzare o colpire, rassicurare o scuotere. Le emozioni sono contagiose.
Uno studio molto interessante condotto da Dacher Keltner e Alan Cowen dell’Università di Berkeley ha analizzato oltre 2.000 vocal burst – cioè esclamazioni non verbali – dimostrando che la voce umana trasmette fino a 27 emozioni distinte. Anche un semplice “ah” può raccontare un mondo.
Per chi vuole approfondire, esiste una bellissima mappa interattiva che permette di esplorare queste emozioni ascoltando come cambiano le sfumature vocali tra stupore, paura, ammirazione, confusione e molto altro. È davvero affascinante.
Il podcast è un mezzo così potente proprio perché parla all’orecchio in un ambiente intimo e confidenziale. Ogni sfumatura vocale conta: serve delicatezza, cura, intenzionalità. Nel podcast ogni sbavatura si sente di più, richiedendo un meticoloso lavoro di post-produzione.
Al contrario, una presentazione dal vivo si muove in uno spazio condiviso dove la voce è un megafono: serve energia, proiezione, presenza. Il linguaggio non verbale rafforza il messaggio e permette di leggere le reazioni del pubblico in tempo reale.
Mentre nel podcast la voce crea vicinanza emotiva in uno spazio intimo, nella presentazione dal vivo costruisce connessione in uno spazio condiviso e interattivo. Due usi diversi dello stesso strumento, entrambi potentissimi.
Come ti prepari vocalmente prima di registrare un podcast?
Non seguo una preparazione rigida prima di registrare, ma cerco di creare le condizioni migliori per far fluire la voce naturalmente.
La prima cosa è l’idratazione: ho sempre una bottiglia d’acqua accanto. La tensione provoca secchezza orale e articolare bene diventa difficile.
Un altro trucchetto è sorridere mentre parlo. Il sorriso rende la voce più calda e coinvolgente, trasmettendo emozioni positive. Chi ascolta sente se stai sorridendo.
La respirazione diaframmatica – quella che parte dalla pancia – aiuta a sostenere la voce dandole stabilità. L’ho imparata suonando il clarinetto da ragazzina.
Variare il tono è fondamentale: alternare toni alti e bassi, rallentare o accelerare, usare le pause evita la monotonia.
Anche la postura conta: stare seduti composti ma rilassati aiuta a liberare la voce naturale, rendendola più profonda e autorevole.
La cosa più importante è l’autenticità. Le voci da spot pubblicitario sono perfette ma fredde. Una voce autentica, anche imperfetta, che trasmette convinzione ha una forza comunicativa enorme. La vera cura della voce parte da quanto ci credi in quello che stai dicendo.
Nel podcasting impari a gestire i silenzi, come si applica questa tecnica nelle presentazioni?
Nel podcast impari a gestire i silenzi. All’inizio fanno paura, ma poi capisci che, se usati con intenzione, i silenzi parlano. Creano tensione, danno tempo all’ascoltatore di riflettere.
Nelle presentazioni dal vivo i silenzi diventano ancora più potenti. Una pausa al momento giusto può creare aspettativa, dare enfasi o permettere al pubblico di digerire ciò che hai condiviso. Quando l’attenzione cala, non serve alzare la voce: a volte basta fermarsi.
La fretta di riempire ogni spazio è spesso un segnale di ansia. Il pubblico percepisce la tensione: il tono accelerato, la voce affannata, la mancanza di pause comunicano insicurezza.
Il silenzio, invece, trasmette padronanza. Il ritmo nasce anche da ciò che non si dice. Se la voce è lo strumento, il silenzio è la tela su cui si dipinge. Il silenzio non è assenza, ma una forma di comunicazione attiva e intenzionale.
Ci lasci con un consiglio “mai più senza” per la nostra community?
Saper ascoltare. Ma non solo con le orecchie. Intendo ascoltare con la mente, con il cuore e con il corpo.
Con la mente, per comprendere davvero cosa sta dicendo l’altro, senza partire subito con una risposta pronta.
Con il cuore, per cogliere le emozioni dietro le parole e i silenzi.
Con il corpo, perché l’ascolto passa anche dalla postura e dallo sguardo.
Comunicare bene non è solo saper parlare. È soprattutto saper accogliere. Quando mi apro all’ascolto autentico, l’energia cambia. L’ospite lo sente, si rilassa, si fida. E in quella fiducia, si apre una finestra sul suo mondo interiore. È lì che nasce la profondità del dialogo – non da una buona domanda, ma da uno spazio sicuro in cui sentirsi davvero ascoltati.
Il mio “mai più senza”? L’ascolto profondo.
È la base per ogni relazione autentica, sul lavoro come nella vita. E secondo me, è anche la forma più potente di rispetto.
Adesso tocca a te
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